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Archivi del mese: febbraio 2016

La canapa un’amica per l’ambiente. Uno stimolo per gli agricoltori, una coltivazione rivoluzionaria dalle mille possibilità».

La canapa è un’opportunità per un’agricoltura eco-sostenibile ed innovativa. È rispettosa dell’ambiente, sostiene lo sviluppo di un’attività di filiera che parte dall’agricoltura e consente di organizzare bacini di produzione locali e generare reddito in diversi ambiti. La canapa può essere coltivata anche per farne biomassa da ardere riuscendo ad ottenere più di cento quintali

La canapa è un’ottima fonte di materie prime, può essere coltivata per due scopi principali: per la fibra o per i semi. Una importante caratteristica della pianta di canapa è la sua produttività. E’ la pianta più produttiva in massa vegetale di tutta la zona temperata: una coltivazione della durata di tre mesi e mezzo produce una biomassa quattro volte maggiore di quella prodotta dalla stessa superficie di bosco in un anno. Oltretutto, data la sua velocissima crescita, essa sottrae la luce e soffoca tutte le altre erbe presenti sul terreno, e lo libera quindi da tutte le infestanti meglio di quanto non sappiano fare i diserbanti.

Un recente video su Rai3 Fuori

 

Cosa prevede il referendum sulle trivelle

Feb 2016 18.04

24 febbraio 2016 18:04

Da qualche mese in Italia si parla del referendum contro le trivellazioni, promosso da nove consigli regionali, appoggiati da numerosi movimenti e associazioni ambientaliste tra cui il coordinamento No Triv. Il referendum si terrà il 17 aprile. Ecco cosa prevede e gli effetti che può avere.

Quando si svolge il referendum?

Il referendum si svolgerà il 17 aprile. In molti chiedevano di spostare il voto a giugno, quando in diverse città italiane si terranno le elezioni amministrative, per risparmiare sull’allestimento dei seggi. La concomitanza tra amministrative e referendum avvantaggerebbe i promotori del quesito referendario, perché aumenterebbe la possibilità di raggiungere il quorum necessario affinché il referendum sia valido. Per raggiungerlo, deve andare a votare la metà degli aventi diritto. Il governo e il presidente della repubblica hanno deciso di convocare il referendum abrogativo il 17 aprile. La legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum.

Cosa chiede il quesito referendario?

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Quali effetti può avere il sì al referendum?

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.

Perché il raggiungimento del quorum è necessario?

Raggiungere il quorum è necessario perché solo così il risultato del referendum sarà valido, come previsto dall’articolo 75 della costituzione italiana. Per essere valido devono andare a votare il 50 per cento degli aventi diritto.

Perché è rimasto in piedi solo un quesito referendario su sei?

Nel settembre del 2015 Possibile, il movimento fondato da Giuseppe Civati, aveva promosso otto referendum, ma non era riuscito a raccogliere le 500mila firme necessarie (secondo l’articolo 75 della costituzione) per chiedere un referendum popolare. Poche settimane dopo dieci consigli regionali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno promosso sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia. L’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori.

A dicembre del 2o15 il governo ha proposto delle modifiche alla legge di stabilità sugli stessi temi affrontati dai quesiti referendari, per questo la cassazione ha riesaminato i quesiti e l’8 gennaio ne ha dichiarato ammissibile solo uno, perché glialtri sette sarebbero stati recepiti dalla legge di stabilità.

A questo punto sei regioni (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) hanno deciso di presentare un conflitto di attribuzione alla corte costituzionale riguardo a due referendum, tra quelli dichiarati decaduti dalla cassazione. I consigli regionali contestano al governo di aver legiferato su una materia che è di competenza delle regioni in base all’articolo 117 della costituzione, modificato dalla riforma costituzionale del 2001. Il 9 marzo la consulta valuterà l’ammissibilità del conflitto di attribuzione. Se il conflitto sarà valutato ammissibile, allora la corte entrerà nel merito.

Se la corte costituzionale accogliesse i ricorsi delle regioni, i due quesiti referendari in precedenza non ammessi tornerebbero a essere validi e dovranno essere sottoposti agli elettori. I due quesiti riguardano il “piano delle aree” (ossia lo strumento di pianificazione delle trivellazioni che prevede il coinvolgimento delle regioni, abolito dal governo con un emendamento alla legge di stabilità) e la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi liquidi e gassosi sulla terraferma.

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da www.internazionale.it

TTIP: nuovo round di negoziati, ma restano molti punti critici. Il Trattato è destinato a naufragare?

In un leggero mormorio, per non dire silenzio, sono ripresi i negoziati per il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il patto transatlantico tra USA e UE che dovrebbe abbattere tutte le barriere commerciali e non solo per dare nuova energia alla crescita e all’occupazione. E detto così sembra anche un obiettivo semplice da raggiungere.

In realtà USA e UE negoziano il TTIP da circa quattro anni, inizialmente nel silenzio più totale su una sponda e l’altra dell’Atlantico, poi seguiti da vicino soprattutto dei comitati anti-TTIP nati un po’ ovunque in Europa. Perchè nonostante gli obiettivi positivi indicati, in realtà il TTIP presenta anche molte criticità legate soprattutto alla salute dei cittadini e molti interrogativi sull’effettiva utilità in termini di crescita e occupazione del trattato. Insomma, nelle stanze più remote della Commissione UE si sta discutendo di un trattato pronto a cambiare la vita di 800 milioni di persone sul quale però restano più punti critici che certezze, il timore che siano più i rischi dei benefici.

Le posizioni di Europa e Stati Uniti su alcune questioni sono molto distanti, come ad esempio nel caso dei servizi sanitari pubblici, gli OGM, l’impiego di ormoni nel settore bovino, il regolamento REACH e la sua attuazione e la clonazione degli animali a scopo di allevamento, tutti temi centrali per la tutela della salute dei cittadini. E il problema è che una parte dovrà adattarsi alle regole dell’altra e la domanda centrale a cui i negoziati ancora non sanno rispondere è: chi si arrenderà a chi?

Nodi del TTIP: protezione dell’agroalimentare

Uno dei punti più criticati dal TTIP riguarda il livellamento tra USA e UE delle norme alimentari. La contraffazione agroalimentare è una pratica fortemente diffusa dall’altra parte dell’Oceano a discapito di prodotti originali, tipici della tradizione culinaria europea. L’Italia è una dei Paesi dell’UE che può ventare un gran numero di prodotti DOP e IGP: vino, olio, formaggi, salumi e così via. E non è difficile andare negli Stati Uniti e trovare il parmigiano reggiano contraffatto o il vino Chianti in bustine solubili.

L’UE vorrebbe proteggere i prodotti di qualità della tradizione agroalimentare, ma per farlo il TTIP dovrebbe vietare agli Stati Uniti di vendere imitazioni dei prodotti europei con lo stesso nome dell’originale per ingannare il consumatore. Scontato dire che Washington finora non si è mostrata molto disponibile sul punto. Il governo greco, per esempio, ha già minacciato di porre il veto sul TTIP finchè l’accordo non troverà il modo di proteggere il suo formaggio Feta dalle imitazioni straniere.

Nodi del TTIP: normative inconciliabili

Altro obiettivo degli attacchi dei comitati stop-TTIP sono le normative USA-UE. Nonostante i dibattiti sul TTIP si facciano da anni a porte rigorosamente chiuse, che fanno trapelare soltanto ciò che vuole la Commissione, alle categorie a difesa dei consumatori non sono sfuggiti i rischi che l’accordo potrebbe comportare per la salute dei cittadini europei.

Il TTIP prevede l’allineamento delle norme e degli standard europei e statunitensi in modo da semplificare ed accelerare gli scambi commerciali tra le due sponde. Johannes Kleis della European Consumer Organization, come riporta Politico.ue, si dice preoccupato che il trattato si assuma “il rischio di introdurre norme di regolamentazione degli Stati Uniti che potrebbe abbassare il nostro livello di protezione dei consumatori”. Ma a coloro che criticano il TTIP risponde prontamente il Commissario Cecilia Malmström che non manca di sottolineare che “nessun accordo commerciale UE potrà mai abbassare il livello di protezione dei consumatori o di sicurezza alimentare o dell’ambiente.”

È noto che USA e Europa abbiano standard diversi quando si parla per esempio di prodotti alimentari. L’UE applica il cosiddetto “principio di precauzione”, secondo il quale spetta al produttore dimostrare che un dato prodotto non è nocivo per la salute e quindi può essere venduto e consumato. Gli Stati Uniti invece, ritengono che sia necessario provare che il prodotto è nocivo per la salute prima di ritirarlo dal mercato, secondo l’approccio detto “fondato sulla scienza”. Questa maggior “apertura” degli Stati Uniti riguardo alla sicurezza alimentare rischia di portare sulle tavole europee carni agli ormoni o prodotti OGM.

Per evitare rischi per la salute dei cittadini UE, è necessario convincere gli Stati Uniti ad accettare un approccio più “precauzionale” per valutare il rischio di pesticidi, ormoni o altre sostanze potenzialmente nocive negli alimenti o prodotti chimici. Anche questo è un obiettivo tutt’altro che semplice da realizzare.

Nodi del TTIP: investimenti e servizi finanziari

Un’altra priorità del TTIP su cui, soprattutto l’UE, punta in modo particolare, è l’armonizzazione delle regole per banche, agenzie di rating e istituti che offrono servizi finanziari. Una scorciatoia verso la completa liberalizzazione della finanza. Il punto su cui Stati Uniti e UE sembrano essere d’accordo è sulla necessità di trovare meccanismi in grado di proteggere i sistemi finanziari in caso dovesse scoppiare un’altra crisi economica. Ma nell’ultimo round di trattative, nel mese di ottobre 2015, gli Stati Uniti hanno espresso perplessità circa tale liberalizzazione sostenendo che il TTIP non sarebbe lo strumento giusto per agire sui servizi finanziari.

Gli attriti restano anche sulla questione giuridica, uno dei punti centrali discussi questa settimana. Sul tavolo delle trattative ci sono i tribunali arbitrali (ISDS), una sorta di giustizia parallela utilizzata da imprese, multinazionali e investitori che potrebbero denunciare gli Stati che, a loro parere, impediscono loro di fare investimenti.

Il Parlamento europeo, lo scorso luglio, ha adottato una risoluzione che chiede “un nuovo sistema di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati” altrimenti sarebbe saltato l’intero TTIP. Già a quel tempo gli Stati Uniti facero sapere di non essere d’accordo, le grandi multinazionali, infatti, non accettano l’idea che siano gli Stati a scegliere i giudici chiamati a dirimere le controversie e chiedono che l’ultima parola spetti agli investitori.

La proposta del commissario Malmström prevede l’istituzione di un tribunale permanente composto da quindici giudici, le cui decisioni sarebbero appellabili ad un collegio ristretto di sei giudici. Il processo sarebbe così reso più trasparente rispetto ad un arbitrato. Anche questa soluzione, comunque, sta trovando freddi gli statunitensi.

Nodi del TTIP: mercato

Uno degli obiettivi primari del TTIP è l’abbattimento delle barriere per le imprese USA e UE. Tra i nodi ancora da sciogliere c’è l’apertura di due più grandi mercati di appalti pubblici di tutto il mondo per le rispettive aziende.

Su questo punto l’UE sostiene che il mercato europeo è già terreno fertile per le imprese degli Stati Uniti e preme affinchè siano gli USA a aprire le loro porte alle imprese dell’Europa. In particolare si chiede che Washington intervenga sul Buy American Act, una legge approvata sotto la presidenza Roosevelt per proteggere le imprese nazionali, che limita l’acquisto di prodotti stranieri per commesse pubbliche.

“Questo è uno dei principali vantaggi che potremmo trarre dal TTIP”, ha detto Markus Beyrer, direttore generale di Business Europe. “Abbiamo bisogno di un accordo globale che dia ad entrambe le parti nuove opportunità di mercato.” Ma anche su questo punto la trattativa sembra sempre più in salita.

I tempi per l’approvazione del TTIP

Non si tratta soltanto di nodi da sciogliere nel corso delle trattative, le divergenze appena elencate rischiano di far naufragare i negoziati sul TTIP. Per questo motivo l’obiettivo di concludere i negoziati nel 2016 sembra molto ambizioso.

I tempi in effetti stringono e le distanze su alcune tematiche sembrano ancora incolmabili a meno che una delle parti non si arrenda alle pretese dall’altra. USA e Ue, infatti, hanno in programma questa settimana di negoziati, un prossimo appuntamento negli USA verso aprile e un rush finale di nuovo a Bruxelles in estate. In questo periodo, infatti, gli Stati Uniti entreranno nella fase finale della campagna elettorale per l’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca che potrebbe anche mettere nel cassetto il TTIP, fortemente voluto, invece, dall’amministrazione Obama.

Insomma i negoziati proseguono, ma resta un pesante punto interrogativo sul futuro del TTIP. Per arrivare alla firma del Trattato è necessario che USA o UE siano disposti a mostrare bandiera bianca accettando le richieste della controparte, altrimenti trovare un compromesso significherebbe eliminare i capitoli più controversi del TTIP che restebbe soltanto una scatola vuota su cui si è perso, inutilmente, molto tempo.

di Marta Pinicucci www.ibtimes.com

La memoria viva di Vittorio Mantelli. La “Città del Volo”. Si può fare.

Oggi giovedì 18 Febbraio alle ore 17,00 si terrà la presentazione dell’iniziativa La memoria viva di Vittorio Mantelli. LA CITTA’ DEL VOLO. SI PUO’ FARE, organizzata dall’ Associazione TeRRRe e da Associazione Culturale Controlacrisi.

Presso la sala conferenze del Comune di Fiumicino in via Portuense 2498, si terrà la presentazione dell’iniziativa “La memoria viva di Vittorio Mantelli. LA CITTA’ DEL VOLO. SI PUO’ FARE”, organizzata dall’ Associazione TeRRRe e da l’ Associazione Culturale Controlacrisi.

Nel ricordare Vittorio Mantelli (morto il 7 gennaio 2015 e oggi giorno del suo compleanno) storico esponente della Sinistra romana e locale, da sempre impegnato nelle lotte aeroportuali e da ultimo delegato alle politiche agricole del Comune di Fiumicino, sarà aggiornata e rilanciata l’idea della Città del Volo, il progetto (la proposta di Legge) per la promozione, lo sviluppo socio-economico e per la gestione dei selvaggi processi di ristrutturazione aziendale che hanno coinvolto i dipendenti dell’aeroporto di Fiumicino. Una problematica quella dell’espulsione dei lavoratori con diritti, sostituiti negli anni da migliaia di precari, che si è ampliata e alla quale la legge può porre rimedio.

L’idea partita da Mantelli nel 2005, mira quindi a trasformare Fiumicino in un distretto di servizi aeronautici ad alto contenuto professionale.

L’iniziativa sarà un’occasione per fare il punto della situazione insieme a istituzioni, sindacati e cittadini.

Parteciperanno: Marco Trasciani ( Lavoratore Alitalia e membro del Laboratorio Città del Volo) Ivano Peduzzi (Ex Consigliere Regionale del Lazio) Esterino Montino (Sindaco di Fiumicino) Anna Maria Anselmi (Assessore Attività Produttive del Comune di Fiumicino), Esponente di Sel, Silvana de Nicolò (M5S) Eugenio Stanziale (Filt Cgil Roma e Lazio), Susi Colella (USB), Antonio Amoroso (CUB), Riccardo Filesi (Comitato CORISTA).

Introduce Fabio Sebastiani (Giornalista di Controlacrisi). Coordina Angelo De Marco (Associazione teRRRe)

IL VIDEO

Vittorio Mantelli, la sua “Città del volo” contro la speculazione e la barbarie del capitale. Ieri l’incontro per ricordarlo