{"id":2752,"date":"2015-04-28T00:20:18","date_gmt":"2015-04-27T22:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terrre.it\/?p=2752"},"modified":"2015-05-03T01:17:53","modified_gmt":"2015-05-02T23:17:53","slug":"lexpo-il-cibo-e-lagricoltura-del-belpaese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terrre.it\/?p=2752","title":{"rendered":"L&#8217;Expo, il cibo e l&#8217;agricoltura del Belpaese"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"post-title2 entry-title\"><span class=\"authortext\"><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">di <\/span><\/strong><a class=\"authortext\" href=\"http:\/\/www.eddyburg.it\/search\/label\/autore:Piero%20Bevilacqua\"><span style=\"color: #333333; font-family: Arial; font-size: small;\"><strong>Piero Bevilacqua<\/strong><\/span><\/a><strong><span style=\"font-family: Arial; font-size: small;\">\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/strong><\/span><span class=\"datetext\"><span style=\"color: #808080; font-family: Arial; font-size: small;\">28 Aprile 2015<\/span><\/span><\/h3>\n<div id=\"post-body-2653497949793594353\" class=\"post-body entry-content\">\n<p>C&#8217;\u00e8 un fondamento storico evidente e apprezzabile nella scelta di dedicare l&#8217;Expo italiano del 2015 all&#8217;alimentazione e all&#8217;agricoltura. La variet\u00e0, ricchezza, genialit\u00e0 della nostra cucina sono ormai un&#8217;ovviet\u00e0 da senso comune. E tale fondamento si ritrova anche nella scelta di Milano, che oltre a vantare un prestigio di grande citt\u00e0 e la modernit\u00e0 dei suoi servizi, custodisce un passato agricolo di rilievo mondiale. Almeno dal XVIII secolo Milano e la bassa Lombardia hanno visto fiorire una delle pi\u00f9 prospere agricolture d&#8217; Europa e del mondo. Come sappiamo, questa grande opportunit\u00e0, la ricchezza potenziale, culturale e politica di tale scelta, \u00e8 andata in buona parte compromessa, se non \u00e8 del tutto fallita. Certo, in tutte le Esposizioni universali del passato, sia che si tenessero a Londra o a Parigi, lo spettacolo ha avuto sempre una parte preponderante. D&#8217;altra parte, si trattava per l&#8217;appunto di Esposizioni, cio\u00e8 delle esibizioni di un capitalismo orgoglioso di mostrarsi a un pubblico internazionale con le sue mirabilia tecnologiche, ma anche nei suoi virtuosismi estetici, incastonati entro mondi urbani in febbrile espansione. L&#8217;affanno e il ritardo con cui ci arriva Milano sono lo specchio impietoso di un capitalismo nazionale gravemente usurato nella sua capacit\u00e0 progettuale, corroso all&#8217;interno dalla prolungata corruttela che governa da decenni la vita pubblica italiana.Di sicuro circoleranno nelle giornate milanesi dei prossimi mesi discussioni importanti e serie, contributi alla comprensione della complessa realt\u00e0 del mondo agricolo e della produzione e distribuzione del cibo. Ma intanto tutti i mesi di preparazione sono gi\u00e0 passati sprecando una grande occasione: almeno un ampio dibattito nazionale sulle condizioni della nostra agricoltura, oltre che del nostro cibo, gettando uno sguardo sugli squilibri intollerabili che governano l&#8217;architettura mondiale della produzione alimentare. Un Expo che si occupa del tema di \u201cnutrire il pianeta\u201d non dovrebbe dimenticare che il cibo si ottiene dalla terra e che \u00e8 la sua mancanza alla base della fame di milioni di famiglie. Quella terra sottratta ai contadini dai possessi latifondistici, come accade in America Latina, dagli scavi minerari e dalle dighe, come accade in India e in Cina, dagli inquinamenti petroliferi, dall&#8217;agricoltura industriale, dalla desertificazione, e ora dalle guerre in Africa e in Medio Oriente.<\/p>\n<div><\/div>\n<div>Ma il cuore della discussione avrebbe dovuto essere e dovrebbe ancora essere la ragione storica del primato alimentare italiano. Perch\u00e9 il nostro cibo \u00e8 cos&#8217; straordinariamente ricco, sapido, inventivo, vario, amato e imitato dappertutto? La risposta \u00e8 all&#8217;apparenza facile e nota. Ma perch\u00e9 esso rispecchia la ricchezza unica e irriproducibile della nostra biodiversit\u00e0 agricola, frutto della variet\u00e0 straordinaria di habitat naturali della Penisola e di una storia senza possibilit\u00e0 di confronti delle numerosissime comunit\u00e0 agricole che vi hanno operato per millenni. E la manipolazione alimentare delle infinite variet\u00e0 di piante, di ortaggi, legumi, frutta \u00e8 anch&#8217;essa opera storica del mondo contadino, della creativit\u00e0 popolare. In Italia come in Europa \u2013 lo ha ricordato pi\u00f9 volte Massimo Montanari \u2013 anche l&#8217;elaborazione \u201calta\u201d della cucina da parte dei cuochi professionali, faceva base sui piatti inventati dai contadini. E dunque l &#8216;Expo di Milano avrebbe dovuto e dovrebbe ancora porsi il problema fondamentale: quale sorte \u00e8 riservata oggi ai contadini e ai lavoratori della terra del nostro Paese? Perch\u00e9 dovrebbe essere evidente il paradosso a cui l&#8217;Italia certo non sfugge: i contadini, i piccoli agricoltori, i produttori di cibo, quelle figure che alla fine consentono a tutti noi di vivere, che sono ancora oggi la base primaria e imprescindibile delle nostre societ\u00e0, sono i peggio remunerati fra tutti i ceti produttivi esistenti. Spesso sono in condizione di schiavit\u00f9 sostanziale, come accade ai braccianti agricoli extra-comunitari di Rosarno, di Nard\u00f2 e di altre campagne italiane. Un lato oscuro e vergognoso del made in Italy, denunciato da pochi coraggiosi, tra cui Carlo Petrini.<\/div>\n<div>Tale discussione \u00e8 drammaticamente urgente non solo per ragioni di giustizia sociale, ma perch\u00e9 \u00e8 in pericolo anche il nostro patrimonio, quel cibo su cui si regge ancora tanta parte della nostra ricchezza e della nostra identit\u00e0 nazionale. E qui occorre esser chiari. Se noi non assicuriamo ai nostri produttori agricoli una remunerazione dignitosa, se non conserveremo la terra fertile per produrre cibo, noi perderemo in breve tempo la base di biodiversit\u00e0 agricola su cui si \u00e8 fondata la nostra eccellenza in cucina. Il made in Italy diventer\u00e0 una finzione commerciale, un trucco all&#8217;Italiana di cui i consumatori internazionali si accorgeranno ben presto. Il processo \u00e8 gi\u00e0 in atto da tempo. Tra il 1982 e il 2010 sono scomparse 1 milione mezzo di aziende dalle nostre campagne. Abbandonano i campi i piccoli produttori e resistono le grandi aziende. E allora occorre chiedersi: e&#8217; questo il modello di agricoltura che vogliamo? Vogliamo puntare sulle grandi imprese per \u201cprodurre di pi\u00f9\u201d riducendo i costi? Dobbiamo addirittura inserire il mais e la soia Ogm nelle nostre campagne, come pretendono taluni scienziati italiani, che hanno tanto a cuore le sorti della loro ricerca, e si curano cos\u00ec poco della storia e delle ragioni della nostra agricoltura?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La sparizione delle piccole aziende tradizionali comporta di necessit\u00e0 una crescente uniformit\u00e0 bioagricola dei prodotti. Su questo abbiamo prove allarmanti. Oggi siamo in grado di misurare gli esiti statistici ed epidemiologici di tale processo omologante dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;alimentazione industriale. Nel rapporto <i>Nuove evidenze nell&#8217;evoluzione della mortalit\u00e0 per tumore in Italia<\/i>, pubblicata nel 2005 dall&#8217;Istat e dall&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0, si legge: \u00abL&#8217;uniformit\u00e0 alimentare ha prodotto un danno alle popolazioni del Sud, che in questi 30 anni hanno perso un vantaggio di salute che avevano\u00bb sul resto della popolazione italiana. L&#8217;alimentazione contadina che a lungo aveva protetto i meridionali dall&#8217;incidenza del cancro \u00e8 stata dunque travolta. Un mutamento di paradigma alimentare che li espone alla virulenza cancerogena propria degli stili di vita delle societ\u00e0 industriali.Appare dunque evidente che le sorti dell&#8217;eccellenza italiana, il nostro cibo e i suoi infiniti piatti, al di la delle montagne di retorica che si sono sovrapposte sul tema, sono inscindibilmente legate al modello di agricoltura che vogliamo realizzare e in parte conservare. Essa dipende dal destino dei piccoli e medi produttori biologici, dalla loro disponibilit\u00e0 di terra, dalla remunerazione dei loro prodotti, dal premio dato a chi tutela la salubrit\u00e0 delle campagne, protegge il territorio su cui vive e opera, custodisce e restaura il paesaggio del Belpaese.<i>L&#8217;articolo \u00e8 stato inviato contemporaneamente al<\/i> manifesto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>pubblicato da eddyburg.it<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piero Bevilacqua\u00a0\u00a0\u00a028 Aprile 2015 C&#8217;\u00e8 un fondamento storico evidente e apprezzabile nella scelta di dedicare l&#8217;Expo italiano del 2015 all&#8217;alimentazione e all&#8217;agricoltura. La variet\u00e0, ricchezza, genialit\u00e0 della nostra cucina sono ormai un&#8217;ovviet\u00e0 da senso comune. E tale fondamento si ritrova anche nella scelta di Milano, che oltre a vantare un prestigio di grande citt\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12,9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2752"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2752"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2752\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2766,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2752\/revisions\/2766"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2752"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}