{"id":277,"date":"2011-10-11T02:47:34","date_gmt":"2011-10-11T00:47:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terrre.it\/?p=277"},"modified":"2012-10-02T15:01:31","modified_gmt":"2012-10-02T13:01:31","slug":"il-percorso-riconversione-conversione-ecologica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terrre.it\/?p=277","title":{"rendered":"Il percorso riconversione \u2013 conversione ecologica"},"content":{"rendered":"<h3>Fonte testuale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">www.inchiestaonline.it<\/a><\/h3>\n<div><a title=\"Articoli scritti da: Mario Agostinelli\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/mario-agostinelli\/\">Mario Agostinelli<\/a> | 25 ottobre 2011 |<\/div>\n<p><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><em>Mario Agostinelli chiarisce il percorso riconversione-conversione ecologica con due esempi: il decentramento dei sistemi energetici e la riconversione dell\u2019Alfa Romeo di Arese<\/em><br \/>\n<!--more--><br \/>\nIl concetto di <em>conversione<\/em> richiama la categoria del comportamento e le convinzioni essenziali a cui si ispira\u00a0 la coscienza individuale e\/o sociale.\u00a0 \u00c8 parola a dimensione prevalentemente etica, che riguarda innanzitutto la sfera personale e indica, anche metaforicamente, il percorso cosciente di un cammino altro da quello precedentemente compiuto. Quando invece parliamo di <em>riconversione<\/em> e la associamo, come in genere accade, alla produzione di merci o servizi, indichiamo per lo pi\u00f9 una decisione presa nella sfera economica \u2013 e talvolta politica &#8211;\u00a0 per destinare a nuove finalit\u00e0 delle attivit\u00e0 ritenute in qualche modo esaurite, o non pi\u00f9 \u201cconvenienti\u201d, o, addirittura, non pi\u00f9 compatibili con l\u2019evoluzione della situazione di cui hanno fatto parte. In effetti, queste definizioni sono fornite qui in forma approssimativa, ma mi servono per fornire la \u201ccifra\u201d\u00a0 della crisi pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 complessa che la modernit\u00e0 abbia fin qui affrontato. Davanti alla minaccia di sopravvivenza della biosfera, alla crisi autentica di civilt\u00e0 e all\u2019incapacit\u00e0 di alimentare il meccanismo di crescita sviluppato e portato al parossismo dalla dittatura di un potere finanziario avverso alla democrazia, conversione e riconversione avvicinano i loro campi di azione: nel dibattito in corso tutti convengono che non sarebbe possibile una efficace alternativa economica e politica al meccanismo economico distruttivo in atto senza una profonda revisione dei comportamenti, del rapporto uomo-natura, della finalit\u00e0 sociale, \u201cextraeconomica\u201d del lavoro. La \u201cconversione ecologica\u201d, che ho avuto l\u2019occasione di apprendere da\u00a0 Alex Langer quando gi\u00e0 era in corso la mia esperienza sindacale, comunicando cos\u00ec lungo un crinale che allora sembrava dover mantenere separati due mondi,\u00a0 oggi rimanda obbligatoriamente sia alla dimensione personale e soggettiva delle trasformazioni proposte, sia alla loro dimensione oggettiva e sociale (dai nuovi prodotti, ai nuovi rapporti di mercato e di cooperazione, alla nuova organizzazione del lavoro). E, a sua volta, la riconversione produttiva non pu\u00f2 pi\u00f9 prescindere dalla sua desiderabilit\u00e0 sociale e ambientale. Lungo questo percorso, \u00e8 stato soprattutto Wolfgang Sachs negli anni \u201990 a chiarire come giustizia sociale e giustizia ambientale dovessero ricongiungersi inevitabilmente. E a dieci anni da Porto Alegre e da Genova, il movimento pu\u00f2 ormai far propria una lettura organica delle ragioni della crisi in corso e della sua irreversibilit\u00e0, che riguardano una serie di rotture e conflitti oltre quello tradizionale \u2013\u00a0 pur sempre determinante \u2013 tra capitale e lavoro e che hanno ormai conquistato la parte pi\u00f9 avanzata delle organizzazioni dei lavoratori.<\/p>\n<p>Per l\u2019ambito che riguarda queste note, ci\u00f2 comporta di riportare, tanto in sede locale e nazionale, quanto in campo continentale e planetario, il sistema produttivo entro un quadro di sostenibilit\u00e0 imposto dai limiti fisici e biologici del pianeta in cui viviamo, salvaguardando, potenziando e qualificando l\u2019occupazione e valorizzando la dotazione di tecnologia, di impianti e di conoscenze dell\u2019apparato industriale e produttivo esistente, fino a farne il punto di partenza di una riconversione votata s\u00ec alla discontinuit\u00e0, ma gestita democraticamente.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 finalmente aprire un dibattito nel Paese sulla mancanza di una politica industriale e sul declino del nostro sistema produttivo, che riproduce condizioni di lavoro dequalificate, perde posizioni nella competitivit\u00e0 internazionale, \u00e8 fonte primaria di una precarizzazione che investe l\u2019intera esistenza e alimenta un sistema di consumi e uno spreco di risorse naturali che pregiudicano la salute e le possibilit\u00e0 di vita delle prossime generazioni. Si pu\u00f2 partire da una coscienza individuale diffusa che percepisce il cambiamento in modo diverso dal passato e non pi\u00f9 progressivo e che esige perci\u00f2 valori e priorit\u00e0 da ridefinire. Si pu\u00f2 tener conto di come il territorio, all\u2019esperienza lavorativa, sia fonte di constatazione dell\u2019inadeguatezza di una crescita che non redistribuisce ricchezza e spreca lavoro e natura. Si pu\u00f2, infine, considerare l\u2019attuale sconfitta del sindacato come la perdita di rappresentanza e di potere all\u2019interno di un conflitto a cui la politica, aderendo in blocco all\u2019ideologia neoliberista, non riconosce pi\u00f9 centralit\u00e0. Ma proprio riconnettendo individui, produzione, territorio e organizzazione, si pu\u00f2 prendere atto della crisi dell\u2019attuale modello di sviluppo e dei danni sociali e ambientali da riparare, per suggerire come percorso di lotta indispensabile quello di una diffusa riconversione industriale e di una nuova organizzazione del modo di vivere e di consumare nel territorio.<\/p>\n<p>Una proposta in tal senso pu\u00f2 trovare cos\u00ec un punto di iniziale agglutinazione nel lavoro di elaborazione intorno all\u2019obiettivo della riconversione dell\u2019apparato produttivo: a livello sia locale \u2013 soprattutto nei punti di maggior crisi occupazionale \u2013 che regionale, nazionale e planetario (agire localmente, ma pensare globalmente). Riguarda sia il fronte del lavoro e della produzione che quello del consumo e della distribuzione, oltrech\u00e9, ovviamente, quello di una cultura condivisa che tenga tutto insieme.\u00a0 Ha poi il vantaggio di mettere alla prova o di far maturare le conoscenze che ogni gruppo ha del proprio territorio di riferimento e di chi ci vive e ci lavora e offre il vantaggio \u2013 e il rischio \u2013 di mettere a confronto i saperi acquisiti con le urgenze del mondo del lavoro \u2013 le fabbriche che chiudono, o che chiedono di sopravvivere sussidiando produzioni insostenibili, il mondo dell\u2019impresa,\u00a0 quello del terzo settore, ma anche il mondo agricolo e della piccola distribuzione \u2013 e le amministrazioni locali.<\/p>\n<p>Se si riflette sulla molteplicit\u00e0 di lotte in corso, saperi tecnico-scientifici, conoscenze del territorio e buone pratiche sono gi\u00e0 il punto di forza delle esperienze di autorganizzazione pi\u00f9 rilevanti degli ultimi anni: sia nei confronti di esperienze passate (per esempio nei confronti del \u201968),\u00a0 sia nei confronti degli avversari con cui ci si confronta oggi. Valga per tutti l\u2019esempio della Valle di Susa: ma cos\u00ec \u00e8 un po\u2019 in tutti i campi (energia, trasporto, agricoltura, alimentazione, urbanistica, educazione, gestione rifiuti, mobilit\u00e0, salute). Di conseguenza, sulla valorizzazione di saperi, conoscenze e buone pratiche e sull\u2019innesco diretto con le rivendicazioni territoriali e del mondo del lavoro pu\u00f2 essere a mio avviso costituito un patrimonio comune e condiviso da tutte le aggregazioni impegnate nella costruzione di una alternativa radicale al pensiero unico e al sistema liberista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Dopo i referendum <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Interpreto la straordinaria vittoria ai referendum di Giugno (tutti e 4 insieme!) come un esplicito richiamo alla supremazia della vita sull\u2019economia, nella specifica riscoperta e valorizzazione\u00a0 dei\u00a0 <em>cicli<\/em> vitali sul territorio per acqua, sole, terra e aria, e come un inedito privilegio riconosciuto alle leggi della natura rispetto a quelle dominanti dell\u2019economia. La questione energetica, dentro il nostro ragionamento, assume allora un\u2019importanza cruciale, dato che l\u2019abbandono del nucleare prevede un passaggio accelerato da sistemi centralizzati ed extraterritoriali, propri dell\u2019era fossile, a <em>sistemi decentrati<\/em>, alimentati da fonti rinnovabili e integrati e programmati\u00a0\u00a0 nel complesso delle risorse territoriali, anche per i loro riflessi sullo sviluppo dell\u2019occupazione, oltre che per gli effetti sulla salubrit\u00e0 della produzione e sulla riduzione del consumo. Vengono cos\u00ec portate in primo piano le ragioni di un modello che prende ad imitazione la natura, che si riappropria del tempo, che applica la parola tagli agli sprechi, anzich\u00e8 ai bisogni e ai diritti, e che punta a riarmonizzare lavoro e natura. In una simile prospettiva, che implica una gigantesca riconversione, c\u2019\u00e8 un assoluto bisogno di sindacati autonomi e di riportare al centro del conflitto l\u2019impiego stabile, la sua qualit\u00e0 complessiva, i diritti di un potere democratico diffuso che non si ferma alle soglie del mondo del lavoro. Altro che accettare, come improvvidamente ha fatto anche la CGIL, quel collegamento in negativo tra riconversione e investimenti imposto da Marchionne e dalla Confindustria con l\u2019accordo del 28 Giugno! Una sottrazione di titolarit\u00e0 nei confronti di un soggetto costituzionalmente preposto a organizzare il negoziato per le scelte produttive e per le condizioni di lavoro e costretto invece a subire l\u2019arbitrio dell\u2019impresa, accettare deroghe al contratto nazionale, fino a rinunciare agli strumenti di lotta che conferiscono potere ai lavoratori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Partire dal territorio<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le \u201c<em>parole chiave<\/em>\u201d di seguito riportate alludono a concetti e, pi\u00f9 precisamente, a fratture, che contraddistinguono un\u2019epoca in cui le trasformazioni risultano spesso pi\u00f9 profonde delle nostre radici culturali e denotano conflitti che rivelano l\u2019affanno della stessa democrazia liberale che conosciamo, segnalata dalla pesante estromissione cittadini dalla partecipazione e dalle decisioni che li riguardano. Si tratta di autentici <em>cleavages<\/em>, la cui ricomposizione si situa per ora ancora lontana nel tempo e evoca semplicisticamente, ma efficacemente,\u00a0 <em>un mondo diverso e possibile<\/em><strong>. <\/strong>Ho provato a<strong> <\/strong>stilare un elenco di termini attorno al quale concretamente si stanno sviluppando pratiche, lotte, cenni di riunificazione: pace e multiculturalit\u00e0; beni comuni e stili di vita; riconversione produttiva e senso del lavoro; rappresentanza e autogoverno.<\/p>\n<p>Se dovessi indicare una linea di percorso, sosterrei\u00a0 \u2013 a fronte di una crisi di civilt\u00e0 \u2013 che il territorio \u00e8 il luogo da cui ripartire, la riappropriazione del lavoro e i diritti dei lavoratori sono il passaggio cruciale per sostenere il conflitto per un mondo diverso, l\u2019abbandono del concetto di crescita costituisce la direzione univoca verso cui procedere, la ricostruzione della rappresentanza il nodo politico da risolvere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per tornare al tema della riconversione, non possiamo prescindere dal fatto che, nel complesso, il futuro dell\u2019economia dell\u2019Occidente sar\u00e0 dominato dalla stagnazione. Il percorso che cerchiamo di individuare \u2013 e che chiamerei <em>\u201criconversione-conversione ecologica\u201d- <\/em> deve pertanto potersi adattare, nel bene e nel male, ad una situazione per la cui soluzione non abbiamo ancora \u201cuna cassetta degli attrezzi\u201d adeguata, ma per cui disponiamo di una analisi ormai matura, che ho sommariamente tentato di abbozzare in precedenza.<\/p>\n<p>La riconversione-conversione ecologica dovr\u00e0 essere un fattore di condivisione di orientamenti, di collegamento operativo e di coinvolgimento diretto per gli attori dei prossimi conflitti sociali, per i promotori di buone pratiche, per i soggetti delle mille forme di resistenza molecolare alle forme in cui si esercita il dominio attuale del capitale, a partire dalla finanza.<\/p>\n<p>Il fulcro della riconversione possibile \u00e8 costituito dal passaggio da un modello di consumo fondato su un accesso individuale ai beni e ai servizi a forme sempre pi\u00f9 spinte di consumo condiviso.<\/p>\n<p>In questa prospettiva il fattore determinante che si evidenzia \u00e8 la <em>territorializzazione <\/em>dei processi, il collegamento pi\u00f9 diretto possibile tra produzione e consumo, al fine di ricostituire legami sociali che non siano fondati esclusivamente sul mercato, bens\u00ec \u201cgovernati\u201d attraverso il conflitto e la ricostituzione di un controllo condiviso (una forma di autogoverno) sui processi economici e sociali. Non tutto ovviamente pu\u00f2 o deve essere \u201criterritorializzato\u201d e gli stessi poteri da contrastare hanno sovente dimensione extraterritoriale. Ma \u00e8 molto importante cominciare con l\u2019avvicinare quanto pi\u00f9 possibile\u00a0 la produzione di beni fisici ai luoghi del loro uso o del loro consumo.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 chiaro che per le produzioni industriali, i cicli richiedono spesso economie di scala che le collocano necessariamente al centro di \u201creti lunghe\u201d di fornitura e di smercio che non possono essere ridimensionate oltre certi limiti. \u201cCi\u00f2 non toglie che \u2013 come afferma Guido Viale \u2013 la conquista di nuove forme di controllo da parte delle comunit\u00e0 nel cui territorio questi impianti sono insediati (e che ne ricavano reddito e ne subiscono gli impatti sociali e ambientali) rientri a pieno titolo tra le finalit\u00e0 della conversione ecologica\u201d.<\/p>\n<p>Sono quattro le principali aree da porre sotto attenzione: le reti energetiche decentrate e il passaggio alle fonti rinnovabili; la lotta al cambiamento climatico e l\u2019accesso alla mobilit\u00e0; la tutela e la manutenzione dei beni comuni (acqua, suolo, alimentazione, salubrit\u00e0 dell\u2019aria);\u00a0 la riqualificazione dell\u2019assetto urbano e il non consumo di suolo. Gran parte di questi temi \u00e8 gi\u00e0 stata sviluppata in varie sedi. Si tratta di realizzarne una sintesi con una dimensione operativa, esplicitando le diversit\u00e0 di orientamenti e di valutazioni riscontrate, per renderla disponibile a una platea di \u201cutenti\u201d non specialistici e pi\u00f9 ampia possibile. Per le prime due aree riporto di seguito una mia esperienza diretta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un primo esempio: il decentramento dei sistemi energetici<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Certamente un diverso modello energetico non pu\u00f2 prescindere dalle tecnologie e dalle conoscenze che ne rappresentano la base materiale; tuttavia esso non si impone con la forza della necessit\u00e0 o della sua peculiarit\u00e0 o desiderabilit\u00e0. Per abbandonare e sostituire un sistema energetico con le caratteristiche di quello odierno, occorrerebbe contemporaneamente individuare non solo un\u2019alternativa all\u2019attuale modello di produzione e di consumo e di controllo autoritario delle societ\u00e0, ma anche sostenerla con grande convinzione politica, anche ricorrendo a imponenti ed estese lotte, che non possono prescindere da un impegno diretto del mondo del lavoro, laddove si potr\u00e0 verificare uno scontro diretto e non componibile di interessi.<\/p>\n<p>Occorre peraltro avere chiaro che non \u00e8 assolutamente sostenibile con le fonti rinnovabili un sistema energetico che lasci inalterata la attuale domanda di energia. Il rapporto energia-territorio dovrebbe essere cos\u00ec pensato nella sua complessit\u00e0 e<\/p>\n<p>indissolubilit\u00e0. Gi\u00e0 questo fatto fa intravedere l\u2019enorme lavoro che l\u2019assunzione del<\/p>\n<p>nuovo paradigma energetico porterebbe con s\u00e9, dato che obbligherebbe a ripensare<\/p>\n<p>innanzitutto la pianificazione territoriale e l\u2019urbanistica.<\/p>\n<p>Proprio per le sue peculiarit\u00e0, la nuova energia potrebbe essere pianificata diffusamente nell\u2019ambito dell\u2019autogoverno comunale con la partecipazione della popolazione locale.\u00a0 Il potenziale di energie rinnovabili, disponibile autonomamente, potrebbe cos\u00ec essere attivato anche prescindendo da accordi con i fornitori di energia primaria, e poich\u00e9 il mercato delle rinnovabili \u00e8 orientato al soddisfacimento della domanda locale, per la sua attuazione e gestione verrebbero privilegiate e promosse strategie comunali e regionali, con un conseguente decentramento delle politiche industriali. Dico <em>politiche industriali<\/em>, perch\u00e9 la quantit\u00e0 di nuovi prodotti e di sistemi richiesti richiede lo sviluppo di interventi settoriali a dimensione molto ampia e coordinata, con effetti rilevanti sull\u2019occupazione e sulla riconversione dell\u2019apparato produttivo in crisi.\u00a0 I costi energetici conseguentemente pagati dalla comunit\u00e0 rimarrebbero prevalentemente nel ciclo economico regionale e comunale e i rispettivi piani di governo del territorio verrebbero ridisegnati sulla base delle esigenze energetiche codecise nel territorio stesso.<\/p>\n<p>Sul territorio il bilancio energetico e il suo impatto ambientale acquisterebbero una inedita trasparenza e il conseguente governo pubblico per il mantenimento di un bene comune come l\u2019energia, da trasferire alle future generazioni, diventerebbe fonte di partecipazione, occasione di studio e ricerca, garanzia di promozione di lavoro stabile e qualificato. La gestione della produzione e della distribuzione locale potrebbe essere affidata a forme consortili o cooperative, che comprendono le Amministrazioni pubbliche e i soggetti privati produttori di energia da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Ricordo qui che, dal punto di vista degli interessi finanziari, lo sfruttamento delle fonti rinnovabili sta attraendo nuovi tipi di investitori collettivi (fondi pensione, istituzioni finanziarie, municipalizzate, cooperative di consumatori-produttori): sar\u00e0 pi\u00f9 facile di conseguenza sviluppare un controllo partecipato e pubblico e aprire nel settore per eccellenza dominato oggi dalle multinazionali e dal capitale finanziario,<\/p>\n<p>una opportunit\u00e0 come quella lanciata dai movimenti per l\u2019acqua per la sua de-privatizzazione. Risparmio energetico e fonti rinnovabili possono cos\u00ec far parte dell\u2019innesco di\u00a0 una terza rivoluzione industriale e rappresentare i capisaldi per realizzare una <em>organizzazione <\/em><em>democratica <\/em><em>della societ\u00e0 ecosostenibile<\/em>, ossia una societ\u00e0 che soddisfa i propri bisogni senza alterare i complessi meccanismi che reggono il clima e che investe in lavoro<em> sostitutivo<\/em> dello spreco irreversibile di natura, che ha invece caratterizzato, con un processo opposto a quello qui auspicato, l\u2019epilogo della seconda rivoluzione industriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un secondo esempio: la mobilit\u00e0 e l\u2019ALFA di Arese<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Richiamo l\u2019esperienza all\u2019ex Alfa Romeo di Arese, perch\u00e9 l\u2019immagine di questo monumento della industrializzazione taylorista \u00e8 ancora ben presente. Lo faccio perch\u00e9 costituisce il simbolo cocente di una sconfitta su un fronte che, se non rimontato, non riguarda solo la mobilit\u00e0 sostenibile, ma l\u2019intero sistema energetico o quello alimentare o il futuro delle biotecnologie, o, ancora, la riconversione dell\u2019edilizia come occasioni per lanciare un\u2019innovazione del sistema industriale ispirata alla soluzione di grandi questioni collegate alla qualit\u00e0 della vita e al recupero del patrimonio naturale.<\/p>\n<p>La scommessa della possibile riconversione dell\u2019Alfa Romeo dal prodotto auto alla mobilit\u00e0 sostenibile aveva assunto a fine millennio un significato denso e particolare. Analizzare oggi le motivazioni e le responsabilit\u00e0 del suo insuccesso serve a descrivere meglio la classe dirigente nazionale e, in questo caso, la Lombardia reale, con cui fare anche politicamente i conti in futuro.<\/p>\n<p>Il progetto di un \u201cpolo\u201d sull\u2019area di Arese di attivit\u00e0 di ricerca, servizio e industria manifatturiera orientato a fornire prodotti e servizi per un sistema di \u201cmobilit\u00e0 sostenibile\u201d, \u00e8 stato conquistato in una lotta sindacale unitaria ed esemplare.\u00a0 Un progetto che coniugava politiche industriali, qualit\u00e0 della vita, occupazione, emergenza ambientale e impegno pubblico. L\u2019idea sottostante costituiva, per certi versi, un rovesciamento del tradizionale rapporto tra territorio e industria: non pi\u00f9 \u201cci\u00f2 che \u00e8 buono per l\u2019impresa deve necessariamente essere buono per il territorio\u201d, che ne subisce tutte le esternalit\u00e0 scaricate, bens\u00ec \u201cci\u00f2 che \u00e8 buono per il territorio genera una domanda di prodotti e servizi che costituisce un\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019industria\u201d.<\/p>\n<p>La decisione di cambiare prodotto, sostituendo ad una merce tradizionale un \u201cobiettivo sociale\u201d come la mobilit\u00e0 sostenibile, \u00e8 nata in lunghe discussioni, innumerevoli incontri, riunioni dei consigli di fabbrica, assemblee e votazioni. \u00c8 interessante come da una vicenda concretissima, scandita da scioperi, lotte, trattative, ma che ha saputo riscoprire il valore sociale del lavoro e compiere una maturazione culturale complessa per superare una dimensione prevalentemente difensiva, si sia configurata una risposta industriale credibile, un tentativo di corposo insediamento manifatturiero non tradizionale.<\/p>\n<p>Nella prospettiva di un ridisegno sistemico del trasporto di persone e di merci, l\u2019area di Arese sarebbe diventata l\u2019epicentro di un progetto che si proponeva la costituzione di un distretto innovativo per il settore automotive e il re-insediamento di attivit\u00e0 manifatturiere, collegate alla possibilit\u00e0 di riduzione dei volumi di traffico, alla riorganizzazione della logistica delle merci, alla produzione di veicoli a basso impatto ambientale, inizialmente favoriti nella loro diffusione da una politica pubblica delle amministrazioni in stretto rapporto con i loro cittadini e, infine, sostenuta dalla diffusione delle strutture adeguate al loro successo. Veicoli di nuova concezione, alimentati con combustibili alternativi, incentivati da politiche appropriate per preparare nella transizione le infrastrutture per un trasporto progressivamente sempre pi\u00f9 alimentato da idrogeno ed elettricit\u00e0 ottenuti da fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Il cambio radicale del sistema dei trasporti, ormai vicino al collasso nelle aree pi\u00f9 sviluppate e praticamente impossibile ad essere riprodotto nelle zone in sviluppo, costituisce una delle sfide pi\u00f9 impegnative del secolo appena avviato. Perci\u00f2 la riorganizzazione della mobilit\u00e0, il superamento dei carburanti fossili e il miglioramento dell\u2019efficienza energetica avrebbe trovato nel sistema [idrogeno da fonti rinnovabili-celle a combustibile-motore elettrico] un contributo ed una soluzione promettente, mettendo insieme realisticamente locale e globale.<\/p>\n<p>Credo si possa dire che ad Arese era nata una esperienza di grande rilievo, dove i lavoratori e le loro organizzazioni si erano promossi sul campo con un contributo dirigente, frutto di democrazia e di responsabilit\u00e0. Non puntavano a difendere solo i loro sacrosanti diritti, ma pensavano anche agli interessi generali del territorio e delle future generazioni. Uno scenario avanzato, quello in cui si sono mossi allora i sindacati, che oggi l\u2019accordo del 28 Giugno renderebbe impraticabile.<\/p>\n<p>Ma il progetto elaborato dall\u2019Enea per conto del sindacato e della Regione \u00e8 rimasto in un cassetto. Hanno prevalso gi\u00e0 cinque anni fa la messa a valore del patrimonio finanziario che Fiat distoglieva dagli usi produttivi e la avversit\u00e0 totale della Giunta Formigoni ad occuparsi di conversione- riconversione ecologica. Oggi su due milioni di metri quadrati sorger\u00e0 il pi\u00f9 grande complesso commerciale d\u2019Europa orbitante nell\u2019area della Compagnia delle Opere e si riverseranno gli interessi di speculatori attratti dagli affari promessi per Expo 2015. A testimonianza di quanto l\u2019economia e la politica prescindano dagli obiettivi pi\u00f9 drammaticamente urgenti e di quanto il mondo del lavoro paghi il suo isolamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Conclusioni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La partita \u00e8 apertissima. L\u2019insistenza di queste note sull\u2019aspetto \u201cecologico\u201d non deve apparire come un limite settoriale. C\u2019\u00e8 una implicita estensione ai beni comuni e alla destinazione di produzioni e consumi alla sopravvivenza della civilt\u00e0 e alla perpetuazione delle sue radici nel lavoro. Non si tratta soltanto di comprendere che oggi la difesa dell\u2019ambiente, le produzioni ecocompatibili, la produzione di energia con le fonti rinnovabili possono essere il terreno rinnovato di un nuovo <em>business<\/em>, come ormai si sente dire ovunque, ma di fare un passo avanti. Per correre pi\u00f9 rapidamente dell\u2019orologio climatico, in modo tale che dalla <em>green economy<\/em> si passi alla <em>greening the economy<\/em>, ovvero a una trasformazione dell\u2019economia e a nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo. Siamo nel pieno di una profonda trasformazione degli agenti materiali della crescita economica. Una costante accumulazione di nuove conoscenze scientifiche sbatte contro la gabbia dei rapporti di produzione e dell\u2019attuale sistema delle diseguaglianze e delle inique ragioni di scambio mondiali. Liberarle \u00e8 il compito che abbiamo di fronte ed \u00e8 una sfida decisiva anche per il futuro del sindacato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><\/div>\n<p><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><strong>Tags: <\/strong> <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/alfa-romeo\/\" rel=\"tag\">Alfa Romeo<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/consumo\/\" rel=\"tag\">Consumo<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/conversione-ecologica\/\" rel=\"tag\">Conversione ecologica<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/neoliberismo\/\" rel=\"tag\">Neoliberismo<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/referendum\/\" rel=\"tag\">Referendum<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/riconversione-produttiva\/\" rel=\"tag\">Riconversione produttiva<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/tag\/val-di-susa\/\" rel=\"tag\">Val di Susa<\/a><\/p>\n<p><strong>Category<\/strong>: <a title=\"Visualizza tutti gli articoli in Ambiente\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/ambiente\/\" rel=\"category tag\">Ambiente<\/a><\/p>\n<div>\n<div><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/userphoto\/36.thumbnail.jpeg\" alt=\"Mario Agostinelli\" width=\"65\" height=\"80\" \/><strong>About Mario Agostinelli<\/strong>: Mario Agostinelli (1945) ha lavorato come ricercatore chimico-fisico per l\u2019ENEA presso il CCR di Ispra. Dal 1995 al 2002 \u00e8 stato Segretario generale della Cgil Lombardia e nel 2004 ha dato vita al movimento Unaltralombardia, con l\u2019obiettivo prioritario di rinnovare dal basso le forme della rappresentanza. Ha ricoperto un incarico istituzionale come Consigliere regionale in Lombardia, eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, e nel 2009 ha aderito a Sinistra Ecologia Libert\u00e0. Sul piano internazionale si \u00e8 contraddistinto per un intenso impegno nel Forum Mondiale delle Alternative e nel Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre.<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte testuale\u00a0www.inchiestaonline.it Mario Agostinelli | 25 ottobre 2011 | Mario Agostinelli chiarisce il percorso riconversione-conversione ecologica con due esempi: il decentramento dei sistemi energetici e la riconversione dell\u2019Alfa Romeo di Arese<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10,1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=277"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":444,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/277\/revisions\/444"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=277"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=277"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terrre.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=277"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}