Comprensorio delle bonifiche di Porto -Maccarese e delle Pagliete

Stato dei terreni ante Bonifica

2309156_SAM

 

Dalla vasta pianura alluvionale in mezzo alla quale scorre per gli ultimi 14 Km il fiume Tevere, fa parte il comprensorio della bonifica di Porto e Maccarese.

La zona era un luogo selvaggio e inospitale, con terreni paludosi, avvolti da miasmi di aria malsana, con pochi abitanti avvelenati dalla malaria. I boschi fangosi coltivavano la delizia dei cacciatori d’ogni parte d’Italia che si estende per 10.186 ettari tra la destra del Tevere ed il fosso delle Pagliete o Tre Denari e tra il mare Tirreno e le colline retrostanti la ferrovia Roma-Pisa.

Già gli Etruschi che abitavano le città sui colli fecero i primi tentativi di bonifica fondando i porti sulla costa e costruendo le strade di collegamento. Alla fine del Seicento, un Papa volenteroso, Clemente IX (Giulio Rispigliosi) fece piantare migliaia di pini sulla costa nel tentativo di assorbire l’acqua in eccesso e proteggere l’entroterra dalle burrasche marine. a

scariolanti-2La bonificazione della zona iniziò a cura diretta dello Stato fin dal ’90 (1890); ma i criteri all’ora adottati dai latifondisti nel progettare i lavori, erano stati troppo restrittivi perché i risultati potessero essere soddisfacenti. Verso la fine dell’Ottocento, quando Roma divenne la capitale d’Italia, ci fu un tentativo consistente di bonifica e, nel 1880 il Ministero dei lavori pubblici approvò il progetto della Società Angeletti Canzini Fueter per la bonifica dei territori di Maccarese (Campo Salino, Ostia e Isola Sacra), attraverso la realizzazione di canali e impianti idrovori. La società affidò in subappalto i lavori di bonifica all’Associazione dei braccianti di Ravenna, richiamando così sul litorale circa 500 manovali romagnoli, che vennero con le loro famiglie. I “ravennati” erano divisi in due gruppi: i “terrazzieri”, deputati alla realizzazione degli scavi, e gli “scariolanti” addetti al trasporto del terreno e alla costruzione degli argini dei canali. Con l’intervento dei ravennati furono realizzati 94 km di canali per una superficie di 4394 ettari. L’opera, che per alcuni è costata la vita per via della malaria, si concluse nel 1891 ma il prosciugamento nella zona di Maccarese non fu completato.

In epoca giolittiana ci furono interventi legislativi più incisivi a livello nazionale e nel 1910 venne esteso l’obbligo di bonifica anche nella zona di Maccarese, i latifondisti furono obbligati alla bonifica agraria dei terreni. Soltanto nel primo dopoguerra per diversi fattori politici ed economici si creeranno le condizioni per una vera trasformazione degli assetti sociali ed economici del territorio. Negli anni agitati prima del fascismo, si introducono significative novità a sostegno delle iniziative di carattere imprenditoriale anche a società finanziarie private e a singoli imprenditori: le imprese specializzate.

Dopo la nascita del fascismo 1920, la bonifica diviene una possibile via per eludere il problema della ridistribuzione delle terre, una riforma agraria e fondiaria in contrasto con gli interessi delle grandi proprietà. Nasce da qui il progetto di risanamento idraulico e ambientale, e così a metà degli anni Venti del novecento, ci fu un altro tentativo di bonifica che ottenne il successo decisivo. La costituzione di società finanziarie, gli incentivi statali, la suddivisione nei due lotti a nord e a sud dell’Arrone, le prospettive positive di redditività, portarono in una decina di anni alla bonifica integrale; dalle opere la costruzione di nuovi collettori e canali di scolo alle infrastrutture per il territorio; alla costruzione dei borghi, alla scomparsa della malaria e al radicale cambiamento del paesaggio agricolo. I nuovi bisogni di manodopera per la gestione dei poderi acquisiti alle coltivazioni (cerali, ortaggi, vigneti) e all’allevamento delle vacche da latte, furono garantiti da una consistente immigrazione di contadini e delle loro famiglie del Veneto (alla fine saranno circa 5000 persone). In minor numero dall’Abbruzzo per la sistemazione idraulica, dalle Marche per il taglio delle piante. a

  Maccarese  prima del 1925                Maccarese 2021

Immagine3Immagine9A metà degli anni Venti del Novecento ci fu un altro tentativo di bonifica che ottenne il successo decisivo. La costituzione di società finanziarie, gli incentivi statali, la suddivisione nei due lotti a nord e a sud dell’Arrone, le prospettive positive di redditività per gli investimenti necessari, portarono in una decina di anni alla bonifica integrale, dalla costruzione dei borghi, alla scomparsa della malaria e al radicale cambiamento del paesaggio agricolo. I nuovi bisogni di manodopera per la gestione dei poderi acquisiti alle coltivazioni (cerali, ortaggi, vigneti) e all’allevamento delle vacche da latte, furono garantiti da una consistente immigrazione di contadini e di loro famiglie provenienti dalle pianure del Veneto (alla fine saranno circa 5000 persone). In minor numero dall’Abbruzzo per la sistemazione idraulica, dalle Marche per il taglio delle piante.

Così Maccarese diventa il centro dell’Agro Romano amministrativamente diviso tra il Comune di Fiumicino e Roma Capitale, situato lungo il fiume Arrone, a cinque km dal mar Tirreno. Il toponimo deriva probabilmente da Vaccarese o Vaccariccia e rivela così la secolare vocazione agricolo-pastorale di questo territorio

La Bonifica della Maccarese nasce tra il 1919-1926 dalla Società Anonima di Bonifiche SAB nel 1925, in un momento in qui gli interessi finanziari speculativi incontrano la crisi dei Rospigliosi proprietari dal 1683. Gli obbiettivi degli investitori, in primis la Banca Commerciale e il Credito di Roma, è quella di bonificare il territorio beneficiando dei finanziamenti pubblici. Maccarese-Scavo-di-un-Canale-1926-A-300x218

Nel 1925 il progetto della Società Anonima di Bonifiche SAB, si inquadra nelle direttive della bonifica integrale. Si mira a costruire diverse aziende agricole cerealicole e zootecniche (di circa 70-80 ettari) alcune già Procoio ereditati dai Rospigliosi, si prevede la divisione della proprietà in 45 centri colturali. Così nel 1926 iniziano le opere, Maccarese si sviluppò allora su due poli: (il primo) un villaggio a ridosso del Castello San Giorgio, provvisto di ospedale, parrocchia, scuola, ufficio postale, negozi e officine; (il secondo) il centro industriale adiacente la stazione ferroviaria (Roma Civitavecchia), comprendente un silos per i cereali, una centrale per la raccolta del latte, una cantina per il vino, il magazzino per le macchine agricole, un forno per la produzione del pane, la stalla per l’esposizione e la vendita del bestiame. I primi centri agricoli con abitazioni per le famiglie saranno dotati di: una stalla per bovini e vacche da latte, un silos per il foraggio del bestiame, una concimaia, un porcile, un deposito carri, un magazzinetto, una tettoia per foraggi, un forno, un fienile, un fontanile che servirà da abbeveratoio e lavatoio. Saranno, inoltre, costruiti nella tenuta, 3 serbatori d’acqua in cemento armato di 26 m con una capacità di contenimento di acqua 100 mq, mentre il completamento della bonifica idraulica continua.

Centri Agricoli della Bonifica 1930    Abitazioni introno al castello 2021

romasparita_ld3279-520x245Immagine10

Tuttavia, il progetto della Maccarese si scontrò ben presto con il radicale cambiamento del contesto economico, la battaglia del grano e di quota novanta. L’iniziativa nata come finanziaria, assume un carattere industriale-agrario, ma conciliare la trasformazione fondiaria e la colonizzazione delle campagne con la redditività dell’azienda, risulterà impossibile. Così negli anni Trenta passerà sotto il controllo dell’IRI e i suoi legami con il regima fascista si andranno sempre più rafforzando. Le dimensioni imprenditoriali, quella politica e quella sociale, si intrecciano nella storia di questo territorio in modo indissolubile. Il passaggio al pubblico però non si tradurrà immediatamente in un cambio di indirizzo, tant’è che qualche anno dopo, nel 1937, a causa delle forti perdite, Mussolini avvalla una ristrutturazione radicale sostituendo il Consiglio di Amministrazione dell’IRI, così la Maccarese si trova sotto il controllo politico. Per limitare le proteste salariali e per incardinare i lavoratori alla terra, si introduce la Compartecipazione Collettiva che presto si mostra incapace di rispondere alle attese sociali e viene perciò sostituita dalla mezzadria.

Arriva l’occupazione militare tedesca, nel corso della Seconda guerra mondiale, che significherà requisizione di mezzi di trasporto di bestiame e prodotti agricoli, 200 ettari di terreno vengono allagati per ostacolare possibili sbarchi sul litorale romano. Bombardamenti ebombardamenti saccheggi mettono in crisi l’azienda, i soldati e gli ufficiali tedeschi alloggeranno al Castello San Giorgio. Lo scoppio del conflitto comporta una perdita di manodopera, mettendo in difficoltà le aziende a conduzione diretta. Tre bombardamenti distruggeranno quasi completamente la zona industriale vicino alla ferrovia Roma-Civitavecchia. Ciò nonostante, la guerra, dal punto di vista economico, i conti finiscono di essere vantaggiosi, dovuti dalla forte crescita dei prezzi dei prodotti agricoli, così dopo 15 anni nel 1940, la Maccarese registra il primo bilancio in attivo. La crisi alimentare in Italia, durante la guerra, sarà seguita dal dott. Vittorio Ronchi già impegnato nel riordino della Maccarese (residente con la famiglia nel Castello) fu chiamato alla Direzione dell’Alimentazione per organizzare i Servizi alimentari del Paese. Divenne poi Ministro dell’agricoltura 1940-1950 (Guerra e crisi alimentare in Italia – ricordi ed esperienze 1940-1950). a

TORRE-PALIDORO-66939a8c

aSalvo D’Acquisto.

In questo momento storico confuso per l’Italia, che aveva appena firmato l’armistizio con gli anglo-americani, nel nostro territorio, ricordiamo qui, la morte del vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri Salvo Rosario Antonio D’Acquisto, insignito di Medaglia d’oro al valor militare per essersi sacrificato il 23 settembre 1943 per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe naziste nel corso della guerra. La stele si trova vicino alla Torre di Palidoro dove ucciso. Nel 2020 è stato inaugurato (nella Torre)  il nuovo polo museale storico e ambientale.  https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ricordo-di-salvo-d-acquisto-carabinieri a

Con l’avvento dello Stato democratico repubblicano 1946 cambiano radicalmente i termini del dibattito, riprende la libertà sindacale, e anche a Maccarese i lavoratori si battono per ottenere l’applicazione della legge per la massima occupazione in agricoltura. Gli addetti scioperano e le tensioni crescono. Le lunghe lotte sindacali aprono la strada alla contrattazione nazionale che, a Maccarese partono in anticipo di anni rispetto ad altre realtà, portando al riconoscimento della parità salariale uomo-donna.

Arrivano gli anni 60 e i conti tornano nuovamente in rosso, secondo i dirigenti dell’IRI l’azienda non fu in grado di resistere alle pressioni sindacali, mezzadri e compartecipanti percepiscono minor reddito rispetto ai salari e le perdite sono elevatissime. Tra corsi e ricorsi nel 1980 si tenta il rilancio, che però fallisce, così verrà messa in liquidazione la più grande azienda agricola d’Italia e una delle prime in Europa. Si dovrà attendere il 1993 per dichiarare la più lunga privatizzazione dell’IRI, la madre di tutte le privatizzazioni.

Nel 1998, nell’ambito del programma di privatizzazioni avviate dal governo, la Maccarese è acquistata da Edizione Holding del Gruppomandorli Benetton. I primi anni l’azienda sembra quasi ferma, successivamente ne avvia la ristrutturazione grazie a cospicui investimenti, mettendo a dimora i suoi 3200 ettari, di cui 2400 vengono coltivati cereali, foraggi e ortaggi. Oggi è una delle maggior produttrice di latte in Italia; con una mandria di 3.600 capi da latte e da carne. Recentemente l’Azienda ha deciso di investire in una coltura ad oggi inusuale ma sempre più ricercata: quella delle mandorle, è stato, infatti, piantumato un mandorleto superintensivo della superfice di 120 ettari che colloca l’azienda leader in Italia per questo tipo di coltura. Nel 2018 dopo il restauro del Castello cuore e simbolo della tenuta agricola, e dopo cinque anni di interventi, necessari sia per verificare la consistenza del patrimonio archivistico sia per metterlo in sicurezza, viene inaugurato l’archivio storico della Maccarese intitolandolo a Carlo Benetton. I documenti sono strettamente legati con alcuni grandi temi della storia italiana del Novecento: le bonifiche e le migrazioni interne, le Immagine8tecniche e le politiche di produzione agraria e zootecnica, le lotte sindacali del secondo dopoguerra. Il recupero e la valorizzazione dell’archivio sono stati decisi dalla società agricola con la collaborazione scientifica della Fondazione Benetton Studi Ricerche. I circa cinquecento metri recuperati tra: registri  faldoni, appunti, statuti e bilanci, verbali di riunioni e incontri, fotografie, disegni tecnici e planimetrie, costituiscono un unicum in Italia, sia per la completezza della documentazione, sia per l’importanza dell’Azienda Maccarese. Inoltre, sotto al Castello San Giorgio si trova l’Ecouseo della Bonifcia del Litorale Romano, nel Polo sono esposti documenti, carte, immagini, fotografie, film, modelli, oggetti, attrezzi, in gran parte provenienti dagli archivi di famiglia. http://www.ecomuseocrt.it/ecomuseo/polomaccarese/

Nel territorio, ora Tenuta di Maccarese, esistono importanti e interessanti aree di grande valenza naturalistica. Il mosaico di ambienti naturali comprende boschi sempreverdi, fiumi, argini e foci fluviali, dune, zone umide, distese di macchia mediterranea, tratti di campagna di sorprendente bellezza. Le Macchie Mediterranee, sono divise in due parti dall’abitato di Fregene, si estendono per oltre 400 ettari a ridosso del mare, costituiscono tre oasi caratterizzate da vegetazione sia bassa che alta con un’infinità di 948c6da449dd9e9a8a0203688019f914_Messenze. Per le loro caratteristiche sono diventate luoghi di sosta e di riposo per parecchie specie di uccelli.VASCHE DALLALTO Da segnalare il falco di palude, l’albanella reale, le anatre, il cuculo e l’upupa. Tra gli stanziali il tasso, l’istrice, il coniglio selvatico, il riccio e la volpe. Un’area è destinata alle testuggini terrestri. Tutta la superficie di macchia mediterranea comprese le vasche è gestita dal WWF che ne ha fatto 4 oasi naturalisti che sono aperte alle visite guidate. Le vasche, estese per 36 ettari, sono state realizzate nel 1970 a scopo di allevamento, ma il progetto non ebbe successo e le vasche furono abbandonate, creando così le premesse per il ricrearsi di un singolare biotipo di zona umida con caratteristiche atrofiche. L’azienda ha avuto in dote (si fa per dire) quello che un tempo era un vivaio destinato alla produzione di piante sia in terra che in vaso, attualmente una zona ad alta valenza ambientale.

Ricostruzione del testo  a cura di teRRRe

Abbiamo cercato di sintetizzare i passaggi, dando un’ampia visione della ricostruzione a chi  si trova a passare a Maccarese in bicicletta, ma la Bonifica è stata fortemente caratterizzata dagli aspetti sociali e politici, la cui lettura è molto più impegnativa. 

Chi volesse approfondire consigliamo “Maccarese Storie sociale di un’impresa agricola dell’Agro romano” Simone Colafranceschi – soc. Editrice Il Mulino

Biografie/Sitigrafie
Giuseppe Brighenti – Io ricordo chi ha fatto nascere Maccarese
Simone Colafranceschi – Maccarese Storie sociali di un’impresa agricola
dell’Agro Romano 1870-1998 – Il Mulino
Archivio Luce
Roma sparita
http://www.maccaresespa.com/
https://blogcamminarenellastoria.wordpress.com/

 

Percorso Ciclabile della Bonifica

Anello della Bonifica di Maccarese – la Regina Ciclarum

Descrizione dei luoghi del percorso ciclabile

  1. Arrivando da Roma sia con il treno che con la biciletta dalla via Aurelia o da Ponte Galeria vi troverete QUI  alla Porta della Riserva

Immagine BachecaIl giardino è stato riqualificato recuperando un’area da sempre degradata, grazie a questo intervento, oggi è diventato uno spazio di benvenuto turistico per chi vuole scoprire la Riserva Statale del Litorale Romano e conoscere i patrimoni naturalistici, paesaggistici e archeologici del territorio del Comune di Fiumicino. 

Nel giardino è stato, infatti, installato un punto informativo, con spazio per le sedute e stalli per biciclette; tutto in materiale ecocompatibile. Nella bacheca sono illustrati gli itinerari archeologico-naturalistici della Riserva Statale presenti sul territorio del comune di Fiumicino, le informazioni utili per i principali punti di attrazione culturale e turistica del comune e la rete ciclabile attuale e futura. La Porta della Riserva sarà, infatti, il punto principale di accesso alla rete ciclabile del territorio soprattutto per chi giunge da Roma o da altre località della provincia con il treno. Tale rete potrebbe diventare, quando interamente realizzata, il 5° circuito ciclabile della Provincia di Roma con il vantaggio unico dello sbocco sul mare.

* La Riserva Naturale statale del litorale Romano  è stata istituita 1996, l’idea del Parco della Riserva nasce verso le fine degli anni 70 da un gruppo di associazioni nazionali e locali, per la salvaguardia e la valorizzazione dell’inestimabile patrimonio naturalistico e archeologico, contro la forte espansione urbanistica della capitale. Dopo 26 anni dalla sua istituzione, a gennaio del 2020, è stato approvato il Piano di Gestione, voluto fortemente delle associazioni locali.

  1. Proseguendo sulla vostra destra (su Viale dei Tre Denari) fino all’ingresso della Stazione (circa 300 m.) si estendeva la Zona Industriale della bonifica. 

Lungo il tratto sul lato sinistro, percorreremo la fascia in cui si è sviluppata la Zona Industriale della bonifica, che ricordiamo, i primi lavori iniziano nel 1927. Fu costruita adiacente alla stazione (costruita nel 1856- 1859) per facilitare lo scambio delle merci.

La zona industriale comprendeva: un silos per i cereali, una centrale per la raccolta del latte, una cantina per il vino, il magazzino per le macchine agricole, un forno per la produzione del pane, la stalla per l’esposizione e la vendita del bestiame. I bombardamenti della Seconda guerra mondiale distrussero quasi completamente la zona industriale e alcuni edifici non furono ricostruiti. Adiacente alla zona industriale, negli ultimi anni è stato costruito il residence Ali di gabbiano.

  1. Davanti all’ingresso della Stazione ferroviaria vi troverete innanzi alla Cantina

Maccarese.-Costruzione-della-cantina-1

La Cantina. 1930-1931

La struttura era formata da un ingresso principale con una sala torchi idraulici, una sala ricevimento per le uve pregiate, una sala frigorifero e endotermico, una lunga serie di vasche in cemento armato rivestite di vetro adibite al deposito dei vini, un reparto con fusti di legno per l’invecchiamento e una sala per l’imbottigliamento dei vini. Un corridoio centrale portava al reparto frigorifero con batteria di vasche in cemento vetro, una sala riservata ai vini in fermentazione e al laboratorio dell’enologo. Sorgono così, i rigogliosi vigneti che si estenderanno nei terreni sabbiosi vicino al mare, adatti per la mancanza di calcare e ricchi di conglomerati calcari, producendo uve da vino e uve da tavola di diverse varietà, uve fini come: Sauvignon, Treminer, Pinot, Riesling, Cabernet, Merlot, mentre tra le uve comuni: Malvasia, Trebbiano, Bombino, Montepulciano, Sangiovese, Cesanese Carignano, infine le uve di Malaga. La produzione dei vini oltre che essere per il consumo locale e dei Romani, venivano serviti nelle carrozze dei vagoni ristoranti delle Ferrovie dello Stato e successivamente a bordo degli Aerei dell’Alitalia.

Una particolarità.. all’ingresso della cantina, sul lato sinistro, noterete una piccola struttura, nella quale al suo interno, vi era un impianto idraulico di raccordo tra la cantina e il vagone refrigerato del treno. Infatti, proprio davanti al cancello finiva un binario dedicato, proprio per caricare direttamente il vino e le uve nelle casse frigorifere già posizionate sul treno. Attualmente lo stabilimento risulta fatiscente.

 

  1. Torniamo indietro verso la porta della Riserva 

Silos 1927

Il Silos e il mulino – 1927 

Fu il punto di partenza sia della costruzione sia della conservazione e distribuzione delle granaglie. La struttura portante in cemento armato aveva una capacità di stoccaggio, all’origine di 20 mila q. di prodotti, era dotato di locali per la pesatura, la spiegatura e la selezione dei semi, e di un mulino per la macina del frumento e del granoturco destinati al consumo locale. Il progetto fu eseguito dall’Ing. Luigi Agostinelli al quale è stata dedicata una via poco piu avanti (che porta all’autostrada).

Alla fine degli anni 90, l’edificio ristrutturato consentirà all’IPGRI di assolvere alla sua funzione di raccolta, mantenimento e trattamento, e ricerca delle informazioni dei semi e delle culture varie, diventando così una delle tre sedi mondiali di studio della FAO.

L’IPGRI (International Plant Genetic Resources Institute) inaugurato il 3 luglio 2001 è il più grande Istituto internazionale del mondo che si occupa della conservazione e dell’utilizzo e del miglioramento delle risorse fitogenetiche. Nel 2009 l’organizzazione cambia denominazione e diventa Bioversity international mentendo le stesse caratteristiche di preservazione genetica in banche del germoplasma.

 

  1. Ora torniamo indietro verso La porta della Riserva per prendere la pista ciclabile su Viale Caste San Giorgio a circa 200 metri 

Mentre passiamo davanti alla Porta della Riserva ricordiamo il drammatico episodio, di Giacinta e Silvana , due bambine uccisa da un mitragliamento il 6 gennaio 1944 mentre giocavano in attesa di andare a festeggiare la befana. Il pannello sulla bacheca ricorderà l’accaduto.

  1. Proseguendo sulla pista ciclabile per 200 m circa, sul lato destro (davanti ai giardini del centro residenziale) noterete degli edifici rossi. 

centrale del latte

La centrale per la raccolta e la lavorazione del latte. 1929

Va detto che il latte già in precedenza, veniva lavorato nei procoi precedenti alla bonifica, ed era soprattutto di pecora che cesserà negli anni 1953/54. La costruzione della Centrale del latte, aveva una sala ricevimento per accogliere e pesare i fusti che arrivavano dalle stalle (centri) attraverso carretti trainati da muli e cavalli.

Il latte passava attraverso i filtri in una vasca di mescolanza, e avviato poi ai contenitori refrigerati. Veniva in parte lavorato e in parte trasportato con autobotti a Roma. Due enormi paioli servivano per la produzione del burro, la struttura, fu dotata anche di una sala per contenere un generatore di ghiaccio. La lavorazione del ghiaccio all’epoca aveva una sua attività, visto che allora non vi era frigoriferi. Nelle abitazioni, si usava una cassetta di lamiera ricoperta di legno con coperchio, all’interno della quale si introduceva il ghiaccio, mentre i negozi erano dotati di un armadio frigorifero con due porte stagne dove all’interno venivano inserite le colonnine di ghiaccio, proveniente dai magazzini. Inaugurato nel 2018, oggi la struttura ospita i Laboratorio Standard Latte (Lsl), dell’Associazione Italiana Allevatori.

  1. Appena sulla destra troviamo 

magazzini 1927

Il Magazzino – 1927

L’edificio aveva grandi stanze contigue ognuna con portone per facilitare la movimentazione delle merci, era il punto di arrivo e di smistamento di tutti i prodotti necessari all’agricoltura concimi fertilizzanti antiparassitari, dotato di una bascula di notevoli dimensioni per la pesatura dei camion e dei carretti, fornito anche di due serbatoi per il rifornimento di gasolio e benzina degli automezzi e trattori. Qui il lavoro di manodopera era prevalentemente femminile per il confezionamento dei sacchi di juta/canapa.

Dopo la ristrutturazione a cura della Maccarese S.P.A alcuni locali sono stati donati al Museo del saxofono. Il primo e unico museo al mondo che ospita la più grande collezione internazionale di saxofoni.

  1. Proseguendo sulla pista ciclabile verso il Castello di Maccarese per circa 600 m sul lato sinistro incontriamo 

20210511_140836

Il Serbatoio dell’acqua.

Sul lato sinistro quello che resta di uno dei tre serbatori per la provvista dell’acqua potabile, dalla capacità di 100 mq, alto dalla base circa 26 metri, ne furono costruiti 3 in tutto il territorio.

 

 

9. Subito dopo sempre a sinistra

Marchiafava

La Scuola E. Marchiafava 1931-1932

Scuola elementare (oggi Primaria) è stata dedicata al Profesor Ettore Marchiafava quale riconoscimento per avere individuato il ciclo della malaria.

 

 

  1. A Seguire sulla destra 

La Nuova officina. Questo edifico fu costruito successivamente alla bonifica, in seguito alle esigenze di espansione dell’azienda. Per più di 40 anni fu il punto di riferimento per tutti gli operai occupati nella manutenzione: meccanici, elettricisti, falegnami, idraulici

 

  1. La Chiesa Parrocchiale 1939-1940 41.87686987920309, 12.219469018025272

La costruzione della chiesa è a pianta basilicale di grande capienza, fino al 1989 mantenne le capriate in legno con controsoffitti in stile romanico, fu poi ristrutturata. La chiesa è stata dedicata a San Giorgio.

  1. Davanti alla chiesa sulla sinistra 

La Stazione Sanitaria 1936 – 1937

Questa fu la terza Stazione Sanitaria costruita tra il 1936 e il 1937

  1. Poco più avanti scendendo a destra dal ponte di Maccarese 

Cantina di Maccarese

il Castello San Giorgio e Il Villaggio

Al Castello San Giorgio, sono annessi la Chiesetta settecentesca i giardini del Castello e la Torre Primavera datati 1574.

Il Castello San Giorgio di Maccarese o Rospigliosi, più che un castello in senso stretto è in realtà un palazzo fortificato: furono infatti i Mattei, nel Cinquecento, ad aggiungere agli angoli i quattro massicci bastioni che lo caratterizzano in senso militare. Nel Seicento il castello si connotò sempre più come villa e nel secolo successivo i Rospigliosi, nuovi proprietari, lo ampliarono, lo restaurarono e lo abbellirono nei decori interni. Al principe Camillo Rospigliosi si deve anche, nel 1761, la costruzione nel giardino della cappella.20210511_142045

Precedentemente sappiamo che passò di mano in mano dagli Anguillara ai Mattei, da questi ai Pallavicini e infine ai Rospigliosi, originari della Toscana.

Secondo una leggenda, il Castello di San Giorgio è sorto su un terreno un tempo infestato da un orribile dragone.

Dopo la discesa a Roma dei Normanni, chiamati da Papa Niccolò II per combattere contro lo scisma di Benedetto X, gli Anguillara si dedicarono alla bonifica del territorio da ladri e malfattori e, secondo la tradizione, scoprirono che, in queste terre paludose viveva anche un drago. La bestia, secondo i cronisti dell’epoca «infestava le plaghe, seminando terrore fino al mare», era così terribile che il pontefice promise grandi estensioni di terre a chi fosse riuscito a eliminarlo. I racconti popolari narrano che i cavalieri degli Anguillara inseguirono il drago fino alla grotta dove era solito ripararsi (l’attuale Malagrotta) e, una volta ucciso il mitico animale, vennero ricompensati con un feudo di grande estensione.

Testimonianza artistica della storia della tenuta e del castello sono le opere che vi sono conservate, tra cui spiccano i paesaggi dipinti da Adrien Manglard, che soggiornò lungamente nel maniero nel 1732. L’artista ha lasciato i quadri di quattro paesaggi (uno è conservato nelle sale del Castello), popolati da bufali al pascolo, da contadini al lavoro e da una folla allegra e variopinta durante la festa di San Giorgio. Davanti ai Bastioni, una volta c’era la macelleria aziendale ora risiede l’Ecomuseo della BonificaImmagine8

Il villaggio nasce introno al Castello nel 1928 ed era composto da 10 case di abitazione.

 

  1. Sotto all’ala destra del castello nascevano 

Gli Spacci Per diminuire il costo della vita ai lavoratori compartecipanti, vennero istituiti gli Spacci Aziendali gestiti dai lavoratori stessi. Gli spacci non dovevano avere nessuno scopo di lucro e, le merci dovevano essere limitate ai bisogni delle famiglie compartecipanti. Le merci di dotazione erano fornite su richiesta, dai magazzini centrali (zona industriale) al puro prezzo di costo più le spese vive

  1. L’officina 1931 In questo edifico fu costruita la prima officina, in seguito per esigenze dovuto all’aumento delle macchine agricole fu trasferito su viale Castel Giorgio
  1. Scendendo dal ponte a via del Buttero 3

La Casa del Fascio 1931 Costruita nel 1931 insieme al campo sportivo era il dopo lavoro dei lavoratori. La struttura era composta da quattro padiglioni al cui interno vi era erano gli uffici dell’Opera Nazionale Dopolavoristi, il Direttorio con una sala bar e una sala lettura. In un altro padiglione una sala riunioni con palestra bagni e docce. Seguiva in un altro padiglione l’armeria della gioventù italiana del Littorio, continuando il teatro e la casa massaia rurale Femminile.

  1. Torniamo sulle ponte, giriamo a destro verso mare fino a via Tirrenia e arriviamo alla Torre di Maccarese Percorrendo via Tirrenia passiamo davanti ai

Procoio di Primavera

Procoio di Primavera

I Procoi sono antecedenti alla bonifica nati come recinti per il bestiame, trasformate poi, nell’era dei Rospigliosi, anche come abitazioni per le famiglie impegnate nella cura degli animali e nella lavorazione del latte. In tutta l’area ve ne erano quattro. Negli anni della bonifica hanno poi assunto altre caratteristiche, e oggi sono state trasformate in vere abitazioni. Segnaliamo qui il Procoio di Primavera, al quale è rimasta la struttura circolare. (poco visibile in quanto contornata da altre abitazioni. I quattro procoi: Procoi delle Vacche, Procoio di Primavera, Procoio delle bufale, Procoio d’inverno

 

 

  1. Proseguiamo per la 

20210511_144351Torre di Maccarese Di origini antiche, probabilmente fu costruita per la difesa della costa e avamposto del Castello di Maccarese. Ubicata sulla sponda sinistra Procoio di Primavera del fiume Arrone, in prossimità della foce, faceva parte di un cordone di difesa dalle scorrerie dei saraceni che arrivavano dal mare e che punteggia tutto il litorale romano, come quello toscano più a nord, con una serie di torri costiere di avvistamento realizzate tra l’VIII e il IX secolo. La torre subì nel ‘500 un restauro, per volere di Papa Pio IV, periodo in cui lo stato Pontificio provvide ad una riorganizzazione del sistema di difesa del Litorale, che modificò la parte inferiore rendendola a sperone e rinforzò gli angoli con l’inserimento di blocchi di travertino. L’edificio ha una pianta quadrata di 11 metri di lato ed è alto poco meno di 20 metri. È composta da quattro piani: ogni piano ha un salone e due piccole stanze. Attraverso una scala si può salire sino in cima. All’interno della torre c’è una botola che conduce ad un passaggio sotterraneo, che passa sotto l’Arrone. E’ molto profondo, lungo circa un chilometro e porta fino al Castello di Maccarese.

  1. Qui possiamo proseguire e arrivare alla Macchia Mediterranea e proseguendo fino in fondo lungo la pista ciclabile di Fregene arriveremo alla seconda macchia entrambe gestite dal WWF 

Le Macchie Mediterranee, sono divise in due parti dall’abitato di Fregene, si estendono per oltre 400 ettari a ridosso del mare, costituiscono tre oasi caratterizzate da vegetazione sia bassa che alta con un’infinità di essenze. Per le loro caratteristiche sono diventate luoghi di sosta e di riposo per parecchie specie di uccelli. Da segnalare il falco di palude, l’albanella reale, le anatre, il cuculo e l’upupa. Tra gli stanziali il tasso, l’istrice, il coniglio selvatico, il riccio e la volpe. Un’area è destinata alle testuggini terrestri.

 

Torniamo indietro su via della Veneziana,  incrociamo Viale di porto  qui possiamo scegliere se andare a destra fino alla prima rotonda, terza uscita Via dell’Olivetello  fiancheggiando le piste dell’aeroporto si arriva alla rotonda di Via Campo Salino  (strada rurale)  passeremo davanti al Sito di Fianello n. 20,  da qui proseguiamo fino a viale Castel San Giorgio   oppure, dopo via della Veneziana girare a sinistra su Viale di Porto  fino a Via delle Tamerici (dopo delle scuola Dionisi ora Paolo Baffi)  proseguiamo su via delle Tamerici incontriamo Via di Collettori (strada rurale)  poco più avanti sulla destra (dopo una piccola fattoria) c’è una strada tratturata  che porta alle Vasche di Maccarese. 2,  qui possiamo anche proseguire su via dei collettori fiancheggiando dall’interno i Vivai di Maccarese n. 22   per poi tornare al Castello e scendere su viale Maria    41.87450366941866, 12.179123126861356 per arrivare al mare passando alle Colonie Marine n. 23 e quello che una volta era il Pollaio 24.

 

Fianello20 Le Cerquete-Fianello Il sito di cui vi parliamo non si tratta del periodo della Bonifica ma è utile saperlo visto che passate da queste parti. Si tratta del  sito archeologico ‘Le Cerquete-Fianello uno dei più grandi villaggio dell’età preistorica rinvenuto nell’area romana. E’ stato oggetto negli anni passati degli studi e degli scavi da parte dell’Università La Sapienza, seguiti dalla professoressa Manfredini, in collaborazione con diversi enti di ricerca. Gli scavi hanno interessato circa 1000mq di terreno, ma si suppone che sia solo un decimo dell’estensione totale del villaggio. Proprio qui sono state rinvenute tracce della vita che c’era nell’era preistorica sul nostro territorio: cinque capanne, due sepolture di cui una relativa al più antico esemplare di equino trovato in tutta Europa, appartenente alla metà del III millennio A.C., ovvero circa 4500 anni fa. I reperti ora sono conservati al Museo Pigorini e al museo delle origini dell’Università La Sapienza”.

Sugli scavi la Manfredini ha pubblicato un dettagliato saggio, denominato: “Le dune, il lago il mare: una comunità di villaggio dell’età del Rame a Maccarese” nel quale sono raccolti i risultati delle ricerche in località Le Cerquete-Fianello di Maccarese, che hanno messo in luce il complesso impianto abitativo. Viene inoltre illustrata la ricostruzione paleo ambientale e l’inquadramento del sito nel più ampio contesto eneolitico dell’Italia centrale. Il libro è stato pubblicato dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria che riunisce enti e studiosi che si occupano di archeologia preistorica in Italia. Svolge la sua attività attraverso convegni, mostre, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni specializzate.

 

VASCHE DALLALTO21. Le Vasche di Maccarese sono cinque vasche artificiali costruite nel 1970 per la caccia di palude e poi riconvertite all’allevamento dei pesci, con risultati scoraggianti. Abbandonate al loro destino le vasche videro nel tempo insediarsi una fauna e una flora tipica degli ambienti umidi. Oggi hanno ritrovato un ruolo grazie alla nascita di un’Oasi del Wwf.

 

 

22. Il Vivaio 1927 Ai fine di vendita viene impostata la zona dedicata ai vivai di piante da frutto, ornamentali e da rimboscamento, pinnate da uva e da orto. La Maccarese faceva stampare due cataloghi l’anno per la vendita delle piante primavera-autunno il primo riportava la data del 1929 e del 1930. All’interno del vivaio erano riportati oltre alle specie e ai prezzi alcune pagine contenenti cenni pratici sulla frutticultura coltivazione e potatura delle diverse piante, le malattie che potevano prendere e i trattamenti preventivi. Inoltre, erano riportati le tariffe in base ai costi di viaggio.

colonia

 

23. Colonia Marina 1927 – 1940 Qui fu costruita la terza colonia estiva per i figli dei lavoratori. Era una struttura diurna estiva, in cui oltre al divertimento si faceva ginnastica, acrobazie e composizioni di gruppo. I maschi indossano calzoncini bianchi e le bambine la salopette.

24. IL POLLAIO 1928-1929 Lo stabilimento avicolo, già procoio, si estendeva su 15 ettari di cui quattro coperti che serviranno da magazzini e per la raccolta e il confezionamento delle uova. Il pollaio era strutturato da due pulcinaie con riscaldamento a termosifone e uno a luce elettrica. L’allevamento iniziò con 2000 capi di alta genealogia importati da allevamenti esteri e nazionali. Saranno allevate due razze: la gallina Livornese e l’anatra corritrice Indiana, a regime l’impianto produrrà circa 15 capi di pollame e oltre 1 milione di uova

Da qui potete tornare alla Porta della Riserva prendendo o Viale Maria (dalla scuola Antonio Cena)  fino al Castello  e scendere a sinistra per Viale Castel San Giorgio da dove siamo partiti, oppure proseguire sempre dalla scuola Antonio Dionisi su Via Monti dell’Ara per circa 2 km a destra incontrerete via delle Pagliete (strada bianca)  che vi porta al Castello  qui potete anche girare a sinistra su viale dei Rospigliosi fino a via Gastinelli e arrivate a via dei tre Denari https://goo.gl/maps/QE6ADz6AAPgttq2J9 a destra fino alla porta della Riserva.https://goo.gl/maps/ngn6y8TjrqR198Vi8

Comunque tornerete alla Porta della Riserva dove si chiude il Percorso della Bonifica..

Grazie di essere venuti a visitarci e… non perdetevi il tramonto sul mare.

 

  • I Centri Rossi della Bonifica.  Ci hanno accompagnato per tutto il percorso, fecero parte del Piano dei miglioramenti della tenuta Maccarese, il quale prevedeva la costruzione di 45 centri colturali e la distribuzione dell’energia elettrica. I centri agricoli con abitazioni per le famiglie erano dotati di: una stalla per bovini e vacche da latte, un silos per il foraggio del bestiame, una concimaia, un porcile, un deposito carri, un magazzinetto, una tettoia per foraggi, un forno, un fieni-le, un fontanile che servirà da abbeveratoio e lavatoio. Con il Piano di miglioramento furono costruiti inoltre 32 km di di conduttura per la distribuzione dell’acqua  e 28 km di strade carreggiabili.

 

Di cinzia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *